|
|
LA STORIA DELLE LAUNEDDAS |
|
.
|
|
| Durante le vacanze Stone raccontò una bellisima storia, appresa da Macigno Mannu, sulle origini della Sardegna e di un magico strumento musicale... |
| Sadur era un vecchio
pastore che viveva con la sua famiglia e le sue pecore in una capanna di
pietre e paglia, poco distante dal mare: Da diversi anni nessuna disgrazia aveva più turbato la vita dei pastori sardi che abitavano quella valle fresca , chiusa dalle montagne. Anzi, gli scambi con i mercanti che scendevano dai monti erano diventati più fiorenti e più frequenti. I mercanti portavano frumento, legumi, frutta secca, panni , arnesi e gioielli di bronzo e ricevevano in cambio miele, formaggio, bottarga, lana, pelli e unghie di pecora: Immerso in una calda e profumata giornata di primavera preistorica, accarezzandosi la lunga barba gialla, Sadur scrutava l'orizzonte con i suoi penetranti occhi neri circondati da rughe: rozzi panni e pelli di pecora ricoprivano il suo esile corpo olivastro. Da giovane aveva assistito alle scorrerie dei Fenici che arrivavano lungo le coste e razziavano e distruggevano tutto quello che i poveri pastori avevano costruito con fatica. Quel giorno Sadur era più agitato del solito e nel profondo silenzio della pianura riusciva a dimenticare le sue paure e la sua tristezza suonando i rozzi flauti di canna , costruiti con le sue mani, nei quali scaricava la sua tenerezza e la sua bontà. Sadur sognava di maritare sua figlia con un giovane forte e onesto in grado di proteggere la sua famiglia e il suo gregge.. Il suo desiderio era di morire tranquillamente all'ombra di una quercia nella valle illuminata dal sole. Mentre meditava, a un tratto, lontano all'orizzonte, apparvero le vele rosse delle barche dei fenici. " Ahimè " disse Sadur, " sta per succedere quello che da tanti anni temevo ". Chiamò subito la moglie e la figlia e disse loro : " io rimango qui con 15 pecore, crederanno che io viva solo e forse saranno magnanimi nei miei confronti. Voi scappate immediatamente con tutto il gregge e nascondetevi nelle montagne. Quando i fenici se ne saranno andati, vi raggiungerò.." I fenici lo trovarono con poche pecore mentre tranquillo, fingendosi mezzo cieco, suonava i suoi flauti. Frugarono nella capanna, la distrussero per accendere il fuoco, uccisero le pecore e banchettarono. Alcuni di loro volevano legare e bastonare Sadur, ma il capo che era un giovane dai lunghi capelli neri si oppose e comandò a Sadur di suonare i suoi flauti. Il giovane ascoltò attentamente, pensieroso e quasi triste. Poi all'improvviso ordinò a Sadur di suonare tutti i flauti insieme. " Come farò " disse il vecchio: " Sbrigati, se no ti farò bastonare " disse il capo. Il vecchio cercò certe erbe filamentose e riuscì a unire in fila i suoi flauti. (Inventò così le launeddas, il tipico strumento sardo) |
I fenici ascoltavano sdraiati nell'erba e pian piano, invasi dalla dolcezza del suono e presi dal tepore della primavera, si addormentarono. Al risveglio, rivolgendosi a Sadur, il giovane capo disse: " La tua musica mi ha fatto gustare un sonno così delizioso che ho deciso di premiarti. Chiedimi quello che vuoi e io te lo accorderò ". " Ho moglie e una figlia che amo tantissimo " disse Sadur " sono nascoste nelle montagne, se le incontri non devi far loro del male". " Puoi farle tornare qui nella valle, nessuno vi molesterà " disse il capo. Le donne tornarono col gregge e quando il capo dei fenici vide la giovane figlia di Sadur, le note dei flauti gli sembrarono ancora più dolci e la valle ancora più amena. " Sposerò tua figlia " disse il capo " e resterò qui per sempre con i miei compagni per proteggere questo luogo ". Quel giorno anche i fenici impararono il ballo tondo... |
|
Per saperne di più klikkate questi siti: |
|
|
|
|
|
|
|
|