La storia di Klikkina

8. Antonello l’asinello del presepe

Il giorno dopo i nostri amici iniziarono il viaggio di ritorno verso l’Isola dei Cavoli e decisero di non usare l’energia cineteleforetica ma di godersi il panorama a bordo del fantastico Dolphy.

” Stone , tu che conosci tante belle favole della tua Sardegna, perchè non ce ne racconti una?” Disse Handy.

” Buona idea ” aggiunsero in coro gli altri.

” E’ proprio una buona idea, a me le favole terrestri piacciono tantissimo” disse Klikkina.

” Bene, vi racconterò una storia dei tempi di mio nonno ” Macignumannu” quando io ero ancora un sassolino sperduto tra tanti sassolini in riva al mare “.

LA STORIELLA

“In un paesino della Sardegna , che si chiama Sinnai, viveva un omino che possedeva un carretto e un asinello, con i quali trasportava merci e mobili per conto dei clienti.

Era un’agenzia di trasporti a conduzione familiare di quei tempi.

L’ omino, smilzo e piccoletto, si chiamava Mistu Secci, ed era discendente di una famiglia di carrettieri che dal capoluogo, dove c’era troppa concorrenza, si era spostata nel vicino paese.

Mistu Secci non faceva molti affari, perché ognuno preferiva trasportare le cose per proprio conto e per questo motivo teneva a stecchetto Antonello. I soldi erano pochi e bisognava risparmiare e Antonello era diventato magro e debole. Spesso succedeva che i trasporti commissionati a Mistu Secci avevano per destinazione San Gregorio, un paesino a 30 kilometri da Sinnai, che si poteva raggiungere solamente attraverso una strada tortuosa, in salita e piena di scarpate e burroni.

Un giorno il carretto era più carico del solito: c’era un cassettone, un armadio, due comodini, 4 sedie, due poltrone e un maiale. Veramente un carico eccessivo. Dopo la trentesima curva e l’ennesima salita, Antonello arrancava ansimando, con la lingua di fuori. Mistu Secci preoccupato per la lentezza e il ritardo, urlava e riempiva di botte il povero asinello.

Improvvisamente le cinghie e il sottopancia che permettevano ad Antonello di trainare il veicolo si spezzarono e il carretto, con Mistu Secci e tutto il carico precipitò nella scarpata sottostante.

Antonello privato di quell’enorme peso poté finalmente respirare, si guardò intorno e non vide nessuno.

Poi si affacciò sul ciglio della strada e vide Mistu Secci aggrappato a una pianta di mirto che rischiava di precipitare da un momento all’altro.

Antonello guardava e rideva e pensò “hai visto bello stupido, mi hai affamato, mi hai sovraccaricato e bastonato e adesso hai avuto la punizione che ti meritavi !”

Mistu Secci urlava : “scemo, fai qualcosa, chiama qualcuno, non ridere, non puoi lasciarmi morire così “.

Antonello fece finta di andarsene, poi si voltò e lasciò cadere la sua coda nella scarpata affinché Mistu Secci potesse aggrapparsi.

“Bravo, bravo, mi hai salvato la vita ” e giù baci e abbracci e qualche lacrimuccia di pentimento.

Tornato a casa, distrutto per la brutta avventura, durante la notte, Mistu Secci, fece uno strano sogno.

Gli apparve un asinello con la faccia di suo padre che gli disse : ” non pensavo proprio di avere messo al mondo un figlio così stupido! Mi hai mai visto bastonare un asinello? Mi hai mai visto maltrattare un cane? Mi hai mai visto sparare agli uccelli? Mi hai mai visto lanciare i sassi? Non capisco proprio chi possa averti insegnato ad essere così stupido! Ricordati che non si deve mai offendere ne’ maltrattare nessun essere vivente!”

Mistu Secci si svegliò di soprassalto e ancora incredulo, tra il sogno e la realtà, si precipitò nella stalla e trovò Antonello che dormiva. Gli accarezzò dolcemente le grandi orecchie e gli diede un bacione in fronte.

Da quel giorno Antonello divenne l’amico più caro di Mistu Secci. Prima colazione, pranzo e cena insieme e l’asinello recuperò le forze e il lavoro divenne una convivenza allegra e solidale tra Mistu Secci, Antonello e il carretto.

In quei tempi, le città e i villaggi erano retti da un Podestà (una specie di Sindaco),il quale a causa di un’epidemia di colera emanò un bando per il quale tutti coloro che possedevano animali , dovevano consegnarli al “concentramento” per essere tenuti in quarantena. Mistu Secci non se la sentì di separarsi dal suo caro amico e cosi non denunciò l’asinello all’Amministrazione del paese.

Scoperto fu imprigionato.

Sapendo che il suo amico/padrone era rinchiuso in prigione, Antonello non aveva pace.

Un giorno mentre parlava col suo amico “Vardarolu” un passero verde del Campidano (pianura del sud della Sardegna), gli venne un’idea.

Sapeva che Vardarolu era amico delle fatine che abitavano le “Domus de Janas”.

Vi ricordate la storia di “is marigheddas” e i cavallini della Giara?

Bene……. Detto, fatto!

Vardarolu si recò nella Giara e grazie alla magia delle fatine riuscì ad attaccare le ali di una upupa ad Antonello, che divenne un asinello alato.

Un pomeriggio, mentre i carcerati trascorrevano la pausa dopo il dopo pranzo, Antonello scese in picchiata nel piazzale della prigione, fece saltare Mistu Secci sulla sua groppa e volò via come un falco verso la casa del guardiano del faro dell’Isola dei Cavoli (il guardiano era un vecchio amico di Mistu Secci).

Finita la quarantena, il 24 dicembre 1937, Mistu Secci e Antonello rientrarono a Sinnai e finalmente riabbracciarono il vecchio carretto che con grande sofferenza era rimasto ad attenderli.

Il giorno dopo, poiché tutto il paese era venuto a conoscenza della storia e dell’atto di dedizione e di fedeltà dell’asinello, con decreto del Podestà, Antonello venne nominato Asinello ufficiale del presepe accanto al bue.

 

“Che bella storia” disse Klikkina, ma sono curiosa di sapere la storia del presepe, che ne dici Pincy di farmi scoprire questa tradizione?

 

DAL DIZIONARIETTO DI PINCY…

* Il Presepe *

Tutti voi sapete che Gesù nacque a Betlemme 2000 anni fa. La “Natività” è documentata nel vangelo di Luca con queste parole: “Maria diede alla luce il suo figlio primogenito, lo avvolse in fasce e lo depose in una mangiatoia perchè per loro non c’era posto nell’albergo …….”.

Secondo la credenza più diffusa, il primo presepe vivente, risale al 1223, quando San Francesco, ottenuto dal Papa Onorio III° il permesso di celebrare la messa a mezzanotte in una “grotta di Greccio” (Vicino ad Assisi), vi allestì un presepe vivente portando ” una mangiatoia e del fieno, un asinello e un bue ” come racconta Tommaso da Celano, primo biografo dell’avvenimento.

La nascita del “Bambinello” permise agli uomini di scoprire la loro “dimensione umana” attraverso la Cristianità.

 

* Babbo Natale *

Nella tradizione dei Paesi del Nord, Babbo Natale è un vecchio dalla barba bianca, che risiede al Polo Nord dove, aiutato da numerosi gnomi costruisce dei giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l’aiuto di una slitta trainata da renne volanti.

Nella tradizione pugliese si racconta che Babbo Natale sia San Nicola, il quale, impietosito per la sofferenza di un padre che a causa della sua miseria non poteva sposare le tre figlie, pensò di donare a ciascuna un sacco pieno d’oro da offrire in dote ai rispettivi mariti.
Il primo giorno passando attraverso la finestra consegno il primo sacco, poi il secondo sacco, ma quando andò a consegnare il terzo sacco, trovò la finestra chiusa.
Allora pensò di consegnare l’ultimo sacco attraverso il camino, dove erano stese le calze della ragazza. Questo il motivo per cui si mettono le calze.

Negli Stati Uniti d’America, Babbo Natale viene chiamato Santa Claus che deriva dal nome olandese Sinter Klass. Dobbiamo tuttavia ringraziare la Coca Cola che, per la prima volta nella sua pubblicità ha vestito di rosso Babbo Natale, cosi come noi lo vediamo ai nostri giorni.

 

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